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sabato 17 dicembre 2016

Anteprima del post di fine anno

Io credo di non aver mai vissuto un anno più stupefacente di questo 2016. Tutto quello che è successo, e si parla principalmente di lavoro, sembrava lontano anni luce alla fine del 2015.
E' stato principalmente un anno di viaggi, di grande stress e crescita lavorativa. Ed è stato l'anno di casa insieme, l’anno del costruire. Un trentesimo anno degno, che ricorderò.
Ed è stato un anno in cui sono state più le bozze dei post, molte più. Perché nonostante tutto questo cambiare, ciò che aleggiava continua ad aleggiare. Perché la prima bozza che (non) parla di questo risale a gennaio, e da allora le cose non si sono semplificate o dissolte.

lunedì 15 agosto 2016

Cose che mai avrei pensato



Scrivo dall'hotel a Brooklyn. Dieci giorni che sono a NY, dieci giorni che mangio a caso e che lavoro come una pazza, in un'atmosfera surreale di stress e malessere diffuso. Che nonostante tutto stia andando bene, nonostante mi stia facendo un mazzo incredibile, mi si fa notare che ho sbagliato in questa e in quell'altra cosa.
Martedì si parte per la vera, mitica città americana, quella dei miei sogni. E mi dispiace andarci con questo spirito amaro.

E poi, la bestemmia, il paradosso: sabato si torna a casa, finalmente.

martedì 4 febbraio 2014

Trapped in Tedeschia

Era tutto troppo perfetto ed io aspettavo rassegnata e consapevole la mia fisiologica dose di sfiga.
E infatti... Treno cancellato, partenza posticipata a domani.
Speriamo che le brutte sorprese siano tutte qui!

martedì 20 agosto 2013

Seminare e raccogliere, raccogliere e seminare



Tornata dalla mia lunga vacanza marittima. Rigenerata, felice. Mi sono sentita a mio agio fin dal primo giorno. A quel matto del mio moroso non si può che volergli bene, e questo indubbiamente aiuta: tutti felici di rivederlo dopo tanti mesi, e lui altrettanto felice di rivedere loro; vibrazioni positive ovunque. Ma il bello è che molti sono stati felici anche di conoscere me e scoprire che sono come sono: che mangio senza tanti complimenti, che lavo i piatti, rido e parlo con tutti, che non mi tiro indietro davanti a un bicchiere di vino. Mi hanno accettata ed io ne sono felice, perché per stare bene insieme bisogna anche stare bene con gli altri.
E infatti tutti sono stati felici di vederci felici insieme: ho perso il conto delle persone che ci hanno fatto i complimenti per quanto siamo belli e quanta gioia trasmettiamo. Ed è vero, è così. L'ho percepito fin dall'inizio, dal modo in cui ci siamo conosciuti e vedendo i sorrisi di chi poi ci guardava in giro per Milano.
C'è un feeling speciale. C'è lui che è matto e che mi piace perché è matto, e quindi lo lascio libero di essere matto e per questo lui è felice. E più è felice, più mi piace. E ci sono io che in tutto questo riesco a liberarmi da certi limiti e ad essere più leggera... a dare il meglio di me. E lui nel vedermi felice è felice di conseguenza, e avanti nel circolo virtuoso. Ci nutriamo l'uno della gioia dell'altro.
Poi s'è anche litigato, eh. Che a volte è troppo matto ed egocentrico, e io a volte sono paranoica e permalosa. E allora capita che non gli parlo, lui se ne va, torna e a quel punto è lui che non mi parla. Oppure che gli do uno schiaffo e me ne vado io e lui mi insegue. Ma dopo tutto, anche nel giorno e mezzo che ha passato poi da me, guardandolo stare bene in mezzo ai miei amici e dormire nel mio letto, finisco sempre col pensare che è troppo giusto e che insieme siamo meglio che da soli.

martedì 30 luglio 2013

Valigiando

Giovedì parto: due settimane al mare col moroso. O forse è più corretto dire "due settimane al mare dal moroso". A casa sua: conoscerò genitori, parenti, amici. Non vedo l'ora di essere là, ma il pensiero di essere sotto i riflettori ("la morosa di O.!") mi mette un po' di agitazione. Prima o poi però ci si deve pur passare, per cui passiamoci e bon.
Due settimane al mare non le ho mai fatte. Trattasi di tappa miliare nella vita. Chi mi conosce bene, conosce anche la mia leggendaria piccola borsa della Camel (sì, Camel, le sigarette. no, non Chanel... perchiccazzomiavetepresa?), che mi acccompagna in gran parte dei viaggetti. Ebbene, stavolta se ne starà a casa: vista la portata dell'evento sto riempiendo la valigia grande.

Ho un po' di ansia da suocera.
Questo è il duecentesimo post su Let Love Rule!

martedì 30 aprile 2013

Pendolarismo

Sul treno per Milano. Due volte in tre settimane. La settimana scorsa sono stata io ad accogliere chi veniva da Milano.
È un bel motivo per fare i pendolari, questo.

sabato 20 aprile 2013

Sensazioni dense

Dovrei scrivere di quello che è successo negli ultimi sette giorni. Non ci riesco, ci ho già provato. 
Vi basti sapere che sono tutte cose belle, e che quasi stento a credere che possano esistere giorni come questi, colmi di pura gioia.

giovedì 28 marzo 2013

Via, via.


Per la prima volta nella mia breve vita sto facendo i conti con la disoccupazione: sono in balia del non-evento. Breve vita, dico, ma solo perché qua sono la mascotte: a volte mi sento una ragazzina, a volte ho la sensazione di aver già perso il treno; in fondo del tempo non me ne frega niente.
Ammetto che parlare di disoccupazione è calcare la mano: recupero un goccetto di pudore, e confesso che sono disoccupata da soli tre giorni, e che un nuovo lavoro non l'ho nemmeno cercato. Il mio tempo in università però è scaduto: fare il dottorato significherebbe seppellirmi viva. Sono allo sbando: non so cosa cercare, non voglio accontentarmi, sono choosy
Penso che lo smarrimento che sento sia, in un certo senso, simile a quello che molti hanno sentito al momento di scegliere quale università frequentare. Per me quella decisione fu facile, continuava lungo il solco tracciato dal mio sogno di bambina: progettare le case. Ah, com'è diversa la realtà delle cose, adesso che ho i titoli per entrare in quel mondo mitico! Progettare le case non è per niente poetico. Discutere con gli impresari; rinunciare alla bellezza in nome delle esigenze speculative degli unici clienti (squali) che in questo periodo possono permettersi di costruire; prendere atto che la maggior parte dei colleghi che si sono laureati con me stanno lavorando gratuitamente, "nella speranza che poi, un giorno..." ; fare i conti con una preparazione lacunosa, ma soprattutto con lo scarsissimo interesse ad approfondirla.
Perché il punto è questo: se un lavoro lo ami, lo fai. Per il semplice fatto che la mattina ti svegli con la voglia di farlo e le ore passano fino a sera. Ti dà a malapena da vivere e non ti lascia tempo libero, magari, ma questi fastidi sono trascurabili, tutto sommato. A 26 anni, se "non hai figli e mutui" (cit.), sono fastidi trascurabili, e tu devi fare quello che desideri. Lo puoi e lo devi fare, il resto sono balle.
Io questo lavoro non lo amo. L'ho potuto fare perché sono stata fortunata e l'ho fatto perché bisogna sempre rendere onore alla propria fortuna. Ora la mia fortuna sono questo vuoto di tempo e questa stasi, che nonostante tutto mi lasciano traboccante di fiducia nella vita.
Voglio esplorare posti e interessi. L'unico dovere che sento è quello di scoprire la mia vocazione e onorarla. Traduco il curriculum e, per la prima volta nella mia breve vita, mi interesso di geografia non per il viaggetto di una settimana. Innamorarsi di un progetto può fare la differenza.

venerdì 21 dicembre 2012

Il solito post a cavallo fra l'anno vecchio e l'anno nuovo

L'ho fatto nel 2011, lo faccio anche nel 2012.

Il 2012 è stato l'anno dei traguardi, in cui ho stretto i denti per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata.
La laurea, soprattutto, che mi ha portato un nuovo lavoro. Una figata di nuovo lavoro, alla faccia della disoccupazione e degli stage non retribuiti. Con un capo che mi sta dando tanto anche a livello umano. Sono soddisfatta e piena di stimoli per provare a costruire il mio futuro.
Quest'anno dovrò decidere dove voglio andare, cosa voglio fare da grande. Perché, per figo che sia, il nuovo lavoro è nato per essere precario. Posso buttarmi in un dottorato, o in un master, e quindi prepararmi a queste nuove sfide. Perché lanciarsi in questo mondo significa iniziare una specie di scalata, che non so se sono disposta a fare (v. paragrafo successivo). Oppure posso lasciare perdere il mondo universitario, e provare ad entrare nel mondo sempre più chiuso dei professionisti, idea che però mi piace sempre meno.

Il 2012 è stato anche l'anno dei sacrifici. E della delusione.
La vita sociale si è assottigliata sempre più, fino a sparire. Delle frequenti serate festose del 2011 rimangono solo sbiaditissimi e rarissimi revival, decimati per colpa dei ritmi pressanti di studio. E uno non può vivere così, io non posso. Io ho bisogno di uscire, fare, vedere gente. Altrimenti impazzisco, m'intristisco e cado nel gorgo dei pensieri bui. Solo gli incontri e la vita possono tenermi in piedi. Devo trovare un equilibrio tra "la scalata" e tutto il resto. Non voglio scegliere tra una cosa e l'altra, perché sarei in ogni caso lacerata.
E poi c'è stata l'inaspettatissima batosta del Pupo mio bellissimo. Che se n'è parlato fin troppo, ma è davvero brutto essere abbandonati e delusi dalla persona per cui saresti consapevolmente, felicemente ed incredibilmente pronta ad investire tutto. Io credevo in un futuro, lui no. Per la prima volta ho dovuto accettare una fine che io non sentivo minimamente.

E poi c'è stato il viaggio di fine settembre al Sud. Mi ha schiaffeggiata, quel viaggio, mostrandomi che vivo in un microcosmo troppo piccolo e troppo chiuso. Ho bisogno di più scambi e contaminazioni. Ho bisogno di addestrarmi a questo. Sviluppo pensieri tristi, attaccamenti e frustrazioni solo perché, pur sapendo di vivere in un grande mondo pieno di possibilità, sono sacrificata in un angolo dove ne arrivano ben poche. E sento l'angoscia. E salto, scoordinata, per saltare il muro che mi separa dal resto. Ma finora è sempre un po' troppo alto, quel muro.

domenica 7 ottobre 2012

Endogenous Morphine


Il sottofondo musicale perfetto per il ritorno dal viaggettino di questo weekend. Sono ancora un po' stordita,  è una bella sensazione. Esperimento riuscito.

giovedì 4 ottobre 2012

Avverbi

domani farò una cosa sperimentale, leggermente incosciente e vagamente trasgressiva. potenzialmente bella, probabilmente fine a sè stessa. sostanzialmente sproporzionata.
inaspettatamente, personalmente, una piccola follia.

in nome del carpe diem e delle n cose che non ho mai fatto, che domani a quest'ora saranno n-1.

venerdì 28 settembre 2012

Happiness hit me



Viaggiare in buona compagnia è la cura a tutti i miei mali.
E anche iniziare un lavoro nuovo che sembra aprire infinite possibilità aiuta.

Sono felice.

mercoledì 18 gennaio 2012

Ho voglia di leggere

"Che ci faccio qui?" di Chatwin.
Che parla dell'Africa, e io ho un conto in sospeso con l'Africa. Cioè voglio andare a farci un giro. 
E poi il nome di Chatwin lo leggo sempre sui bigliettini delle Moleskine, che lui le usava (e aveva paura di perderle).
E poi credo che mi piacerebbe il suo modo di scrivere, anche se non ho mai letto niente scritto da lui.
E poi un libro che s'intitola "Che ci faccio qui?" non può che essere strafigo.

E inizio a sentire la voglia di andare da qualche parte, che la valigia è chiusa via da ben due mesi e mezzo (ohmamma, solo due mesi e mezzo?). Ma mi sono imposta che per ora non posso, quindi cerco di non pensarci (troppo).

giovedì 3 novembre 2011

Karma

Credo di aver fatto degli errori, nell'organizzare questa vacanza. Si era parlato di andare in tanti, poi alcuni si sono tirati indietro, e allora abbiamo più o meno consapevolmente deciso di andare in due. Forse potevamo essere almeno in quattro, o in cinque, ma abbiamo fatto finta di niente. Io lo sapevo che non era del tutto corretto partire così come abbiamo fatto, ma non mi sono ascoltata. 
E io ora sento che abbiamo sbagliato. E la coscienza prude. Merda, quanto prude, brucia.
___

Non si capisce un cazzo da quello che ho scritto sopra. Volevo dire che abbiamo prenotato senza chiedere conferme a nessuno, solo per noi, indipendentemente da quello che s'era detto. Da stronzette, proprio. E invece avremmo dovuto chiedere "Chi viene, allora?". Non che non dovevamo partire (siamo mattiiii?!)!!!

mercoledì 2 novembre 2011

Il ritorno...

... porta addosso mal di testa e mal d'anima...

che non ho mica fatto una vacanza da nebbie lisergiche eh, ma insomma Barcellona è Barcellona, e non può non essere una bella vacanza. Ero con una delle mie fidate donnine speciali, che non eravamo mai state in viaggio in due da sole, ma non avevo dubbi sul fatto che sarebbe andata alla grande: abbiamo un approccio molto simile alle cose, comunichiamo fra noi senza filtri e ci vogliamo un gran bene.

Ho visto quasi tutto quello che volevo vedere, peccato per i viaggi di andata e ritorno, molto più lunghi di quello che credevo: fra treno, navetta, aereo, navetta, metropolitana e tutte le coincidenze in mezzo abbiamo perso quasi undici ore ad andare e altrettante a tornare. Questo implica che devo tornarci, e la prossima volta vedo di arrivare all'areoporto di El Prat.
Stavamo nel bel mezzo del Barrio Gotico, in uno di quei vicoli dove una volta c'erano i bordelli in cui bazzicava Picasso, e invece adesso ci sono negozietti fichi, bar tutti di legno e connessioni Wi-Fi gratuite. Ma l'atmosfera è sempre speciale. A parte dopo certe serate, che devi stare attenta a camminare per strada dato che è pieno di pisciatine (e non sempre canine, secondo me).

Noi stavamo qui (non proprio qui, in una traversa)
Gaudì era un genio, e io lo sapevo già, ma visitare la Pedrera me ne ha dato conferma. Non mi piace molto invece come stanno continuando a costruire la Sagrada Familia... boh, vabbè. Molto bello Parc Guell, ma troppo pieno di gente (tantissimi italiani, fra l'altro), tutti a fare foto, tutti intasati in giro e si perde un po' la magia. Che Gaudì era uno molto spirituale eh, mica cazzi. Secondo me s'incazzerebbe proprio tanto a vedere tutte le porcherie di souvenir che fanno con la sua roba. Gaudì aveva qualche problema con "la materia": una volta ha disegnato uno specchio per una signora, tutto iperdecorato come nel suo stile, ma nella cornice ci aveva scritto "Ricordati che polvere eri e polvere tornerai". E sticazzi, ti passa ben la voglia di stare là a infighettarti, altro che souvenir, turisti, allegria e foto di gruppo. Ma vabbè (x2).

Uno dei padiglioni di accesso a Parc Guell
Casa Milà - La Pedrera
La Sagrada Familia in costruzione
Un banchetto (si dice così?) al mercato della Buqueria
La cosa più bella di tutte, però, per me, è stata vedere la mostruosa quantità e varietà di persone che c'erano. Non si trovavano due persone che si somigliavano. Cioè sì, ovvio, un po' sì. Gli spagnoli sono tutti belli scuri, con tanti capelli e le sopracciglia che piacciono a me, mediterranei... ma tutti diversi. Gente di tutti i tipi. Che boh, probabilmente a Milano pure è così (ma secondo me no.. tipo a Roma non era così, non così tanto), ma da me no, e mi sembrava di essere nel paese dei balocchi, a guardarmi intorno in mezzo a tutta quella biodiversità.

lunedì 26 settembre 2011

Questo è un brutto post, ma in senso buono


Vengo da delle giornate decisive, mi sono liberata da qualche pensiero inquinante.
Finalmente ho discusso con il collega senza troppi filtri e ho smantellato in un momento tutte le sue permalosie (neologismo). Ve lo ricordate? Qui c'è un post significativo che risale a maggio (sì, maggio!). Vediamo se finalmente riuscirò ad andare in ufficio senza l'angoscia! Dovremmo esserci capiti, stavolta.
L'altro giorno ho comprato l'Internazionale per la prima volta, che io a quel giornale ci sono arrivata grazie all'oroscopo (e alla Michi), ma ha un suo gran perchè. E anche un gran peso, metaforico.
E poi ho comprato "Cent'anni di solitudine" che non l'ho mai letto e dal titolo m'ispirava proprio gioia a manetta, e non ho potuto resistere. Stupendo, lo sto leggendo. Che probabilmente sarò l'unica che non l'aveva ancora letto, per cui che ve lo dico a fare?
Poi posso ufficialmente dire che a fine ottobre vado qualche giorno a Barcellona, alla facciaccia dei soldi che dovrei mettere via per il tatuaggio e tante altre belle cose. Però vabbuò, Barcellona è Barcellona.
E ho appena mandato una mail al mio relatore dopo mesi di silenzio. Credo non si ricordi nemmeno che faccia ho, aiuto, pensatemi.

La canzone non c'entra una mazza col post, ma mi piace "I'm full of bourbon and I can't stand up"
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