Scrivo dall'hotel a Brooklyn. Dieci giorni che sono a NY, dieci giorni che mangio a caso e che lavoro come una pazza, in un'atmosfera surreale di stress e malessere diffuso. Che nonostante tutto stia andando bene, nonostante mi stia facendo un mazzo incredibile, mi si fa notare che ho sbagliato in questa e in quell'altra cosa.
Martedì si parte per la vera, mitica città americana, quella dei miei sogni. E mi dispiace andarci con questo spirito amaro.
E poi, la bestemmia, il paradosso: sabato si torna a casa, finalmente.
Io non so se sto diventando immune al veleno. L'eroismo con cui rimango sempre fino alla fine e anche dopo mi dice che forse sto diventando immune.
E non significa che non sto male. Significa che penso sia inevitabile, stare male. Ma male - male. Peggio di come chiunque (con una senbilità normale) starebbe al posto mio "per una cosa del genere".
Ma va bene... si stancheranno prima o poi di darmi pugni.
Io lo sto passando a casa, tranquillona, con i miei. Che non è neanche poi molto diverso da una domenica qualunque, e lo dico in senso positivo.
E vengo da una lunga serata di festa e allegre bevute e grandi sorrisi e baristi impegnati a fare i baristi e i soliti marpioni che fanno i brillanti e amici veri e saluti a chi parte e sensazioni positive sparse un po' dappertutto e qualche piccola sensazione disturbante (che spero di esorcizzare così, scrivendo sta cosa) e poche ore di sonno. Che non ho visto l'alba, ma mi accontento (e godo così così, come direbbe il Luciano).
E niente, auguri, e storie di orsi, e serene feste e buon natale e tutto quanto... ma soprattutto
amiamoci!
E poi un pensierino speciale alla Giorgia e alla sua nanetta!
Non so quanti post musicali posso ancora giocarmi prima di smaronarvi tutti in maniera definitiva, ma voglio far la bulla e fingere che non m'interessi. Che lo so che la gran parte di chi legge non ha poi sta gran voglia di ascoltare anche la musica. Che quando metto il tag "questo post serve principalmente a me" è perché mi rendo conto che la gran parte di chi legge, alla fine fa "embè?". Embè niente, a me questi post servono davvero, quindi li scrivo anche se vi smarono tutti in maniera definitiva.
Il fatto è che oggi mi sono accorta di non aver ancora postato niente di questo uomo incredibile che andrebbe clonato e regalato ad ogni donna meritevole. Io ovviamente sono meritevolissima e richiedo l'originale. E allora tracchete, bum, post musicale in arrivo.
E poi, soprattutto, io a questo concerto c'ero, e me lo ricordo come se fosse stato dieci minuti fa. Pianti e lagrime e brividi e risate e sorrisi ebeti e la mia amica che mi teneva per mano. E io il giorno dopo ho detto "lo sapevo che oggi sarei stata nuova". Credo sia stata l'unica occasione della mia vita in cui neanche mezza aspettativa è andata delusa.