Ho avuto quest'illuminazione. Sono uguale a mia madre, esattamente nella cosa che meno sopporto di lei. E forse è proprio per questo che 'sta cosa non la sopporto: perchè ce l'ho anch'io.
Mi ha viziata, si è sempre presa cura di me. C'è sempre e da sempre tutto quello che può, quando può. Anche quando non serve. E da un certo punto di vista questo è bellissimo, ma solo da un certo punto di vista.
L'altra faccia della medaglia è che poi, più o meno consapevolmente, chiede un compenso. Rinfaccia ogni torto che subisce, e già adesso pretende velatamente che io immoli la mia vita adulta alla cura della sua vecchiaia.
Io sono uguale a lei. L'unica cosa diversa è che io non rinfaccio. Non voglio far pesare agli altri questo mio modo di fare, fondamentalmente perchè me ne vergogno. Anzi, io nemmeno chiedo niente, in modo esplicito. E di questo me ne vanto, che sono eroica, io, coraggiosa!
Ma la verità è che do sperando che poi venga il giorno in cui riceverò. Ed è una stronzata. Non è generosità, non è amore. E' una forma perversa di egoismo. E' una bulimia mandata al rewind. E' dare un mutuo a qualcuno che non l'ha chiesto.
Tante volte sarebbe meglio tenersene dentro un po', di buono, non spargerlo tutto in giro. Non consumarlo. Non sprecarlo. Nemmeno rinnegarlo. Far vedere che c'è, ma tenerlo dentro. Coltivarlo, proteggerlo.
E non lo so se questo è un delirio che domani rinnegherò, ma ora lo vedo come la chiusura di un capitolo aperto un po' di anni fa. E adesso cancello il mantra, che mi disturba.