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lunedì 13 maggio 2013

A piene mani


Anche questa era una di quelle che custodivo. Non è speciale come quella di cui parlavo qua, ma la custodivo. Fino a un'ora fa la custodivo. Tempo verbale: imperfetto; passato. Me la sono giocata. Una alla volta qua me le gioco tutte, lo so.
Ah, che bella cosa.

lunedì 20 febbraio 2012

Le donne in gamba e sole

Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare: a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.
dai Diari di Sylvia Plath

Ho detto proprio l'altro giorno che io generalmente vengo schedata come "quella in gamba".

domenica 29 gennaio 2012

Retromarcia?

Dare tutto è l'unico modo per essere liberi.
Ciò che si trattiene diventa una prigione.

venerdì 27 gennaio 2012

Occazzo, sono uguale a mia madre

Ho avuto quest'illuminazione. Sono uguale a mia madre, esattamente nella cosa che meno sopporto di lei. E forse è proprio per questo che 'sta cosa non la sopporto: perchè ce l'ho anch'io.

Mi ha viziata, si è sempre presa cura di me. C'è sempre e da sempre tutto quello che può, quando può. Anche quando non serve. E da un certo punto di vista questo è bellissimo, ma solo da un certo punto di vista.
L'altra faccia della medaglia è che poi, più o meno consapevolmente, chiede un compenso. Rinfaccia ogni torto che subisce, e già adesso pretende velatamente che io immoli la mia vita adulta alla cura della sua vecchiaia.

Io sono uguale a lei. L'unica cosa diversa è che io non rinfaccio. Non voglio far pesare agli altri questo mio modo di fare, fondamentalmente perchè me ne vergogno. Anzi, io nemmeno chiedo niente, in modo esplicito. E di questo me ne vanto, che sono eroica, io, coraggiosa! 
Ma la verità è che do sperando che poi venga il giorno in cui riceverò. Ed è una stronzata. Non è generosità, non è amore. E' una forma perversa di egoismo. E' una bulimia mandata al rewind. E' dare un mutuo a qualcuno che non l'ha chiesto.

Tante volte sarebbe meglio tenersene dentro un po', di buono, non spargerlo tutto in giro. Non consumarlo. Non sprecarlo. Nemmeno rinnegarlo. Far vedere che c'è, ma tenerlo dentro. Coltivarlo, proteggerlo. 

E non lo so se questo è un delirio che domani rinnegherò, ma ora lo vedo come la chiusura di un capitolo aperto un po' di anni fa. E adesso cancello il mantra, che mi disturba.
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