Nella vita ho avuto momenti di assoluta chiarezza, quando per pochi, brevi secondi, il silenzio soffoca il rumore, e provo un'emozione invece di pensare, e le cose sembrano così nitide, e il mondo sembra così nuovo.E' come se tutto fosse appena iniziato.Non riesco a far durare questi momenti, io mi ci aggrappo, ma come tutto svaniscono.Ho vissuto la vita per quei momenti. Mi riportano al presente, e mi rendo conto che tutto è esattamente come deve essere.
Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta film. Mostra tutti i post
domenica 16 settembre 2012
da "A single man", Tom Ford
domenica 9 settembre 2012
Dal trentesimo piano
Mi sono arrampicata fino in cima alla torre. Penso al pezzo di mondo che racchiudo con me nella torre: a cosa c'è, a cosa manca.
Ho lasciato giù le cose che non mi riguardano. Ho messo diversi metri di distanza (in verticale, per giunta) dalle cose brutte che potrebbero riguardarmi. Apro la porta, al piano terra, alle cose belle, che poi si devono fare tutti i gradini che ho fatto io, per arrivare a me. Se non ci arrivano, non m'interessano.
Sto esagerando, lo so. Ma il primo prezzo che si fissa nella contrattazione è sempre più alto di quello reale.
Mi concentro su me stessa, faccio tutto quello che posso fare per raggiungere alcuni obiettivi, quelli che dipendono strettamente da me. Mi arricchisco con le cose che mi stimolano.
Cercherò di diventare il meglio di ciò che posso essere.
Proverò a superare i miei limiti, che decapitano continuamente occasioni di felicità. Devo ridurre la mia dipendenza dall'esterno, dagli altri.
E nel frattempo ho comprato i tappi per le orecchie, così non potrò più lamentarmi del rumore delle automobili, dei miei che guardano la tv.
E sto per arrivare alla fine del mio duello emotivo-letterario con i Diari di Sylvia Plath, la liberazione è vicina. Quanto male fa, la storia di quella donna. Poi, per chiudere il cerchio, guarderò anche il film.
Ho lasciato giù le cose che non mi riguardano. Ho messo diversi metri di distanza (in verticale, per giunta) dalle cose brutte che potrebbero riguardarmi. Apro la porta, al piano terra, alle cose belle, che poi si devono fare tutti i gradini che ho fatto io, per arrivare a me. Se non ci arrivano, non m'interessano.
Sto esagerando, lo so. Ma il primo prezzo che si fissa nella contrattazione è sempre più alto di quello reale.
Mi concentro su me stessa, faccio tutto quello che posso fare per raggiungere alcuni obiettivi, quelli che dipendono strettamente da me. Mi arricchisco con le cose che mi stimolano.
Cercherò di diventare il meglio di ciò che posso essere.
Proverò a superare i miei limiti, che decapitano continuamente occasioni di felicità. Devo ridurre la mia dipendenza dall'esterno, dagli altri.
E nel frattempo ho comprato i tappi per le orecchie, così non potrò più lamentarmi del rumore delle automobili, dei miei che guardano la tv.
E sto per arrivare alla fine del mio duello emotivo-letterario con i Diari di Sylvia Plath, la liberazione è vicina. Quanto male fa, la storia di quella donna. Poi, per chiudere il cerchio, guarderò anche il film.
Tag:
film,
forza,
il coraggio di essere altera,
io,
libri,
su,
sylvia plath,
temperanza
domenica 22 luglio 2012
Uno spazio comune dove sembrava non mancare nulla
Furono gli altri ad accorgersi per primi di quello che Alice e Mattia avrebbero capito solo molti anni più avanti. Entrarono nella stanza tenendosi per mano. Non sorridevano e i loro sguardi seguivano traiettorie divergenti, ma era come se i loro corpi fluissero con continuità l’uno nell'altro, attraverso le braccia e le dita a contatto.Il contrasto marcato tra i capelli chiari di Alice, che ne incorniciavano la pelle del viso troppo pallida, e quelli scuri di Mattia, arruffati in avanti a nascondergli gli occhi neri, si annullava in quell'arco sottile che li congiungeva.C’era uno spazio comune tra di loro, i cui confini non erano ben delineati, dove sembrava non mancare nulla e dove l’aria pareva immobile, imperturbata.Alice lo precedeva di un passo e la trazione debole di Mattia ne equilibrava la cadenza, annullando le imperfezioni della sua gamba difettosa. Lui si lasciava trasportare e i suoi piedi non facevano rumore sulle piastrelle. Le sue cicatrici erano nascoste e al sicuro dentro la mano di lei.
da La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano
lunedì 16 luglio 2012
Farsi sballottolare dal samsara
"Balle, quando la pensavo come te, Alvah, ero solo un miserabile ingordo, come te adesso. Tutto quello che vuoi è correre là fuori a scopare, a farti maltrattare e traumatizzare e invecchiare e ammalarti e farti sballottolare qua e là dal samsara, tu eterna carne fottuta della rinascita, e te lo sarai pure meritato, ne sono certo."
da I vagabondi del Dharma, di Jack Kerouac
'Sto libro è la versione beat-buddhista-orgiastica di Into the Wild, contaminato di idee che a occhio e croce hanno ispirato anche dei pezzi di Fight Club.
Iscriviti a:
Post (Atom)