Allora. Rileggo
gli ultimi post e penso: aiuto. Un lamento, un tormento. Non va mica tutto
male, eh. In questo post, quindi, parlerò delle cose che vanno bene.
Al lavoro è una
figata: sono circondata da gente che viene da tutto il mondo, che mangia cose stranissime
e che parla l'inglese molto meglio di me. Morale della favola: è un’occasione
unica per imparare un sacco di cose che, se fossi rimasta al paesello, mai
nella vita.
La mia stanzetta
inizio ormai a sentirla mia davvero. Non mi sveglio più di soprassalto pensando
"questa-non-è-la-mia-stanza-dove-cazzo-sono?" (*) e penso che quasi
quasi potrei essere dispiaciuta quando sarà il momento di lasciarla. A parte
per l’invasione di moscerini malefici. E anche questo mi insegna una cosa
importante, tipo: mai lasciare le banane fuori dal sacchetto.
La vita sociale
non è al top, ma c'è. Riconosco i miei limiti: faccio un goccetto di fatica a
parlare con gente di madrelingua inglese che spara dodici parole al secondo... ma
tra fatiche e stupide (stupide un corno) domande di chiarimento, ce la sto
facendo. E sto imparando un sacco di cose.
Da giovedì sera ho
internet, una vera connessione internet. Illimitata. Grazie al mio coinquilino
che ha accettato di condividerla con me. Finalmente non devo più razionare le
chiamate su Skype: la soglia di 15 minuti al giorno era un po' scarsina.
Con O. non ho più
litigato, manco discusso. La tecnica del parlare chiaro (e a lungo, v. paragrafo
precedente) pare funzionare. E fra tre settimane sarà qua per qualche giorno,
per il mio compleanno. E io già penso a dove portarlo e a come rubargli
qualcosa da tenere qua, in modo che un po’ mi odi, ma non troppo.
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(*) Stanotte comunque ho sognato di essere in un
film, ambientato a casa mia con i miei genitori. La cosa particolare è che io
ero l’unica fra gli attori a sentire la colonna sonora. Pregio mica da poco: alle
prime tre note di “Jockey full of bourbon” (Tom, ti amo, per sempre, anche in
sogno) sono balzata in piedi e con fare da super-eroe ho detto ai miei “Ok,
andate a nascondervi in camera da letto, che qua sta per succedere un guaio”.
Li ho accompagnati là e infatti, tempo tre secondi, alla finestra si sono affacciati
due ladri improbabili: uno di loro era l’attore che in Pirati dei Caraibi
faceva il pirata pirla, alto e magro, con le carie ai denti. Alla loro vista
io, con fare sempre più temerario, ho detto “Ok genitori, adesso vi salvo io!”.
Il sogno si è concluso con me che balzavo contro ai briganti. Del dopo non è
dato sapere.