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lunedì 10 febbraio 2014

Primo post milanese dopo il primo giorno di lavoro

Dopo una settimana passata a salire e scendere dai treni, stamattina mi sono svegliata a Milano e sono andata al lavoro. Entrata in ufficio poco prima delle 9.30, uscita poco prima delle 20.00. Lavorato ad un progetto importante ed interessante.
Ho appena finito di mangiare e lavare i piatti, il mio moroso sta registrando un gruppo di metallari nell'altra stanza e io sono schiantata a letto. "Benvenuta a Milano" mi ha detto mentre mangiavamo lonza ed insalata al volo, "sono contento". Ed ho pensato che sarà difficile e bellissimo, come pensavo.

mercoledì 29 gennaio 2014

Di già!

Non sono ancora passate quattro settimane da quando ho scritto l'ultimo post, e tutti i miei desideri si stanno già avverando.
Ho fatto un colloquio, sono stata selezionata: sto lasciando il tirocinio e la Tedeschia per trasferirmi a Milano. A Milano vivrò col mio moroso ed avrò un lavoro figo a due passi da casa, a due passi dal centro. Un lavoro figo. Ma figo-figo. Non molto pagato per ora, ma figo. E abitare con lui - oddio*! Un cacchio di lavoro, in Italia, adesso. A Milano.
Ma sul serio?
Minchia. Grazie Giove, grazie Plutone!
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* sopprimere le menate sul nascere, please

venerdì 3 gennaio 2014

Il rituale riepilogo

Puntate precedenti: 2012, 2011.
Visto che porta bene, faccio il bilancio pure del 2013.

Quando ho capito che la carriera accademica non fa per me ho ben pensato che il Nulla che si stava presentando fosse il momento giusto per buttarmi nella corrente dei cervelli in fuga. Dopo aver bramato viaggi ed esperienze che per povertà e pigrizia non mi ero mai decisa a concretizzare, mi sono decisa a fare un passo in quella direzione. Diversi passi, in realtà, e in diverse direzioni. Sogni di baraonda californiana, sogni di BRICS in Sudafrica (il più scarso dei paesi BRICS, fra l'altro, temo), sogni (concretizzati) di ong in Tedeschia.
Nel bel mezzo di tutto quel marasma, in una notte milanese nata per caso, ecco la serendipità. Fiaba metropolitana dove il principe azzurro, con le scarpe rotte ed una birra Menabrea, ti fa da scorta cantante mentre fai la pipì sulla rampa di un garage alle quattro del mattino. Il resto è storia.
Il 2013 è stato l'anno della disoccupazione, dell'amore coronato, delle mille possibilità, della partenza e dell'imparare a cavarsela da sola e con pochi soldi. Ci sono stati grossi cambiamenti anche per buona parte delle persone che mi stanno intorno: nuove case, nuovi morosi, nuovi pargoli in arrivo e pure qualche casino bello grosso. Certe cose invece non cambiano mai.

Con queste premesse, il curriculum aggiornato, un contratto che scade a marzo e Plutone in sestile a Giove e a Mercurio, il 2014 mi porterà sicuramente un lavoro nuovo ed una nuova casa in una nuova città. Di più non ci è dato sapere, ma va bene anche così. E avanti.

Buon 2014, gente!

martedì 20 agosto 2013

Seminare e raccogliere, raccogliere e seminare



Tornata dalla mia lunga vacanza marittima. Rigenerata, felice. Mi sono sentita a mio agio fin dal primo giorno. A quel matto del mio moroso non si può che volergli bene, e questo indubbiamente aiuta: tutti felici di rivederlo dopo tanti mesi, e lui altrettanto felice di rivedere loro; vibrazioni positive ovunque. Ma il bello è che molti sono stati felici anche di conoscere me e scoprire che sono come sono: che mangio senza tanti complimenti, che lavo i piatti, rido e parlo con tutti, che non mi tiro indietro davanti a un bicchiere di vino. Mi hanno accettata ed io ne sono felice, perché per stare bene insieme bisogna anche stare bene con gli altri.
E infatti tutti sono stati felici di vederci felici insieme: ho perso il conto delle persone che ci hanno fatto i complimenti per quanto siamo belli e quanta gioia trasmettiamo. Ed è vero, è così. L'ho percepito fin dall'inizio, dal modo in cui ci siamo conosciuti e vedendo i sorrisi di chi poi ci guardava in giro per Milano.
C'è un feeling speciale. C'è lui che è matto e che mi piace perché è matto, e quindi lo lascio libero di essere matto e per questo lui è felice. E più è felice, più mi piace. E ci sono io che in tutto questo riesco a liberarmi da certi limiti e ad essere più leggera... a dare il meglio di me. E lui nel vedermi felice è felice di conseguenza, e avanti nel circolo virtuoso. Ci nutriamo l'uno della gioia dell'altro.
Poi s'è anche litigato, eh. Che a volte è troppo matto ed egocentrico, e io a volte sono paranoica e permalosa. E allora capita che non gli parlo, lui se ne va, torna e a quel punto è lui che non mi parla. Oppure che gli do uno schiaffo e me ne vado io e lui mi insegue. Ma dopo tutto, anche nel giorno e mezzo che ha passato poi da me, guardandolo stare bene in mezzo ai miei amici e dormire nel mio letto, finisco sempre col pensare che è troppo giusto e che insieme siamo meglio che da soli.

martedì 14 maggio 2013

Trenta giorni

A volte capita che stai mesi e mesi in un limbo di pseudo morte. E poi in trenta cacchio di giorni esatti incontri un ometto giustissimo che ti fa pensare "somiglia a quello che volevo" e scopri che ti hanno selezionata per andare sei mesi a lavorare in germania, da ottobre a marzo.
Pare che 'sta vita inizi già a somigliare a quella che desidero: pensavo sarebbe stato un processo un pò più lungo, e invece... Tutto in un colpo solo.

lunedì 13 maggio 2013

A piene mani


Anche questa era una di quelle che custodivo. Non è speciale come quella di cui parlavo qua, ma la custodivo. Fino a un'ora fa la custodivo. Tempo verbale: imperfetto; passato. Me la sono giocata. Una alla volta qua me le gioco tutte, lo so.
Ah, che bella cosa.

martedì 30 aprile 2013

Pendolarismo

Sul treno per Milano. Due volte in tre settimane. La settimana scorsa sono stata io ad accogliere chi veniva da Milano.
È un bel motivo per fare i pendolari, questo.

sabato 20 aprile 2013

Sensazioni dense

Dovrei scrivere di quello che è successo negli ultimi sette giorni. Non ci riesco, ci ho già provato. 
Vi basti sapere che sono tutte cose belle, e che quasi stento a credere che possano esistere giorni come questi, colmi di pura gioia.

giovedì 28 marzo 2013

Via, via.


Per la prima volta nella mia breve vita sto facendo i conti con la disoccupazione: sono in balia del non-evento. Breve vita, dico, ma solo perché qua sono la mascotte: a volte mi sento una ragazzina, a volte ho la sensazione di aver già perso il treno; in fondo del tempo non me ne frega niente.
Ammetto che parlare di disoccupazione è calcare la mano: recupero un goccetto di pudore, e confesso che sono disoccupata da soli tre giorni, e che un nuovo lavoro non l'ho nemmeno cercato. Il mio tempo in università però è scaduto: fare il dottorato significherebbe seppellirmi viva. Sono allo sbando: non so cosa cercare, non voglio accontentarmi, sono choosy
Penso che lo smarrimento che sento sia, in un certo senso, simile a quello che molti hanno sentito al momento di scegliere quale università frequentare. Per me quella decisione fu facile, continuava lungo il solco tracciato dal mio sogno di bambina: progettare le case. Ah, com'è diversa la realtà delle cose, adesso che ho i titoli per entrare in quel mondo mitico! Progettare le case non è per niente poetico. Discutere con gli impresari; rinunciare alla bellezza in nome delle esigenze speculative degli unici clienti (squali) che in questo periodo possono permettersi di costruire; prendere atto che la maggior parte dei colleghi che si sono laureati con me stanno lavorando gratuitamente, "nella speranza che poi, un giorno..." ; fare i conti con una preparazione lacunosa, ma soprattutto con lo scarsissimo interesse ad approfondirla.
Perché il punto è questo: se un lavoro lo ami, lo fai. Per il semplice fatto che la mattina ti svegli con la voglia di farlo e le ore passano fino a sera. Ti dà a malapena da vivere e non ti lascia tempo libero, magari, ma questi fastidi sono trascurabili, tutto sommato. A 26 anni, se "non hai figli e mutui" (cit.), sono fastidi trascurabili, e tu devi fare quello che desideri. Lo puoi e lo devi fare, il resto sono balle.
Io questo lavoro non lo amo. L'ho potuto fare perché sono stata fortunata e l'ho fatto perché bisogna sempre rendere onore alla propria fortuna. Ora la mia fortuna sono questo vuoto di tempo e questa stasi, che nonostante tutto mi lasciano traboccante di fiducia nella vita.
Voglio esplorare posti e interessi. L'unico dovere che sento è quello di scoprire la mia vocazione e onorarla. Traduco il curriculum e, per la prima volta nella mia breve vita, mi interesso di geografia non per il viaggetto di una settimana. Innamorarsi di un progetto può fare la differenza.

giovedì 21 marzo 2013

A volte capita che una ci metta 26 anni per capire che è ora di fare qualcosa per essere quella che vuole essere


Quando ascolto insistentemente i BRMC è perché sono in tumulto. Perché ho più fame di vita, più pensieri torbidi e più estrogeni del solito. In questi giorni, da quando è uscito il loro album nuovo (molto bello e molto loro, secondo il mio modestissimo parere), ascolto i BRMC ovunque e a paletta.

venerdì 28 dicembre 2012

Intrippata d'opera

Je veux vivre / dans ce rêve qui m'enivre / ce jour encore, / douce flamme / je te garde dans mon âme / comme un trésor!
Cette ivresse de jeunesse / ne dure, hêlas! qu'un jour! / puis vient l'heure / où l'on pleure. / le coeur cède à l'amour, / et le bonheur fuit sans retour!
Loin de l'hiver morose / laisse moi, laisse moi sommeiller / et respirer la rose, / avant de l'effeuiller. / ah! - ah! - ah! / douce flamme! / reste dans mon âme / comme un doux trésor / longtemps encore. / ah! - comme un trésor / longtemps encore.
Saltello fra quest'aria e la Turandot. Come se la giovane Giulietta e l'algida principessa non fossero i due poli più distanti dell'universo femminile. 
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