La lontananza è difficile, dannatamente difficile. Ci sono stati momenti di altissima tensione: si rischiava di non uscirne vivi, entrambi tenacemente aggrappati al proprio orgoglio. Io gli rimprovero una certa pigrizia espressiva ed intuitiva. È uomo, ok. Cosa mi posso aspettare da un uomo? Che capisca un silenzio? Che abbia voglia di parlare, di discutere? Lui mi rimprovera una scena da pazza (un’altra) che ho avuto. Cosa si aspetta, che se mi ride in faccia mentre mi sto innervosendo mi trasformi in un Buddha sorridente? Che sia in un perfetto stato di equilibrio mentale, dopo aver cambiato completamente vita, lontana da tutte le persone cui voglio bene?
Recriminare è inutile. Ho deciso di essere più esplicita e meno astratta quando gli parlo, nella speranza di rendere le cose un po’ più facili. Che mio papà non parla mai d’amore, ma parla spesso di “venirsi incontro”, e ho l’impressione che alla fine “venirsi incontro” non sia altro che la più semplice e profonda dimostrazione d’amore, di volere costruire qualcosa insieme. E quindi gli andrò incontro, facendo del mio meglio per farmi capire, per evitare incomprensioni e pensieri fumosi. Chissà che alla fine non faccia bene anche a me stessa.
Esplorando Cristina Donà sono incappata nella canzone perfetta, fra l'altro.