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venerdì 21 dicembre 2012

Il solito post a cavallo fra l'anno vecchio e l'anno nuovo

L'ho fatto nel 2011, lo faccio anche nel 2012.

Il 2012 è stato l'anno dei traguardi, in cui ho stretto i denti per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata.
La laurea, soprattutto, che mi ha portato un nuovo lavoro. Una figata di nuovo lavoro, alla faccia della disoccupazione e degli stage non retribuiti. Con un capo che mi sta dando tanto anche a livello umano. Sono soddisfatta e piena di stimoli per provare a costruire il mio futuro.
Quest'anno dovrò decidere dove voglio andare, cosa voglio fare da grande. Perché, per figo che sia, il nuovo lavoro è nato per essere precario. Posso buttarmi in un dottorato, o in un master, e quindi prepararmi a queste nuove sfide. Perché lanciarsi in questo mondo significa iniziare una specie di scalata, che non so se sono disposta a fare (v. paragrafo successivo). Oppure posso lasciare perdere il mondo universitario, e provare ad entrare nel mondo sempre più chiuso dei professionisti, idea che però mi piace sempre meno.

Il 2012 è stato anche l'anno dei sacrifici. E della delusione.
La vita sociale si è assottigliata sempre più, fino a sparire. Delle frequenti serate festose del 2011 rimangono solo sbiaditissimi e rarissimi revival, decimati per colpa dei ritmi pressanti di studio. E uno non può vivere così, io non posso. Io ho bisogno di uscire, fare, vedere gente. Altrimenti impazzisco, m'intristisco e cado nel gorgo dei pensieri bui. Solo gli incontri e la vita possono tenermi in piedi. Devo trovare un equilibrio tra "la scalata" e tutto il resto. Non voglio scegliere tra una cosa e l'altra, perché sarei in ogni caso lacerata.
E poi c'è stata l'inaspettatissima batosta del Pupo mio bellissimo. Che se n'è parlato fin troppo, ma è davvero brutto essere abbandonati e delusi dalla persona per cui saresti consapevolmente, felicemente ed incredibilmente pronta ad investire tutto. Io credevo in un futuro, lui no. Per la prima volta ho dovuto accettare una fine che io non sentivo minimamente.

E poi c'è stato il viaggio di fine settembre al Sud. Mi ha schiaffeggiata, quel viaggio, mostrandomi che vivo in un microcosmo troppo piccolo e troppo chiuso. Ho bisogno di più scambi e contaminazioni. Ho bisogno di addestrarmi a questo. Sviluppo pensieri tristi, attaccamenti e frustrazioni solo perché, pur sapendo di vivere in un grande mondo pieno di possibilità, sono sacrificata in un angolo dove ne arrivano ben poche. E sento l'angoscia. E salto, scoordinata, per saltare il muro che mi separa dal resto. Ma finora è sempre un po' troppo alto, quel muro.

martedì 4 ottobre 2011

Le cose che mi hanno cambiata

Il trasloco del blog vecchio mi ha spinto a rileggere tutti i post vecchi. Più di trecento post, in un ordine cronologico che implacabile ti dimostra che sei diversa dagli inizi, e diversa da un anno fa e anche da tre mesi fa, forse. Sono cambiata senza accorgermene, me ne accorgo adesso. Ed è una sensazione bellissima, perché io sono sempre stata terrorizzata dalla stasi, da quella stabilità che uccide. E a volte sembra di esserne vittime. Ma poi, quando ti guardi indietro e ti accorgi che sei diversa... cazzo, che sollievo!

Perdere delle amicizie che non erano amicizie, mi ha cambiata: ci si passa tutti, prima o poi, ma è un'esperienza devastante. Conoscere voi, mi ha cambiata: mi avete aperto dei mondi di pensieri, di confronti, di storie che altrimenti forse non avrei mai visto.
Leggere Siddharta, L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere e L'Alchimista. Guardare Sex and the City, Blow-up e Into the Wild. I concerti e i viaggetti mi hanno fatta rinascere ogni volta. Ed iniziare a lavorare, altrimenti col cavolo che potevo farmi i viaggetti e i concerti!
Anche annegare per mesi in una storia morta è servito: rendersi conto che era finita, che non saremmo mai riusciti a fare nessun altro passo in avanti, insieme, come coppia. E che nonostante l'affetto, a volte, la cosa giusta da fare è lasciar perdere. Passare mesi di angoscia in cui si vorrebbe rovesciare il mondo, ma non ci si riesce. Per poi accorgersi che basta volerlo veramente e iniziare da qualche parte, che poi le cose vengono da sé. Della serie "vuoi la bicicletta e poi, pedalare cazzi tuoi".
Fare un incontro che sembrava magia, innamorarsi di un sogno e fare un tatuaggio per liberarsi rischiando di distruggerlo. Avere sempre davanti agli occhi un tatuaggio-memento che ti dice "rischiala, buttati, mettici tutto quello che hai" è decisivo. Imparare a fare quello che si vuole fare senza sentirsi in colpa o farsi condizionare dall'esterno.
Scoprire Tom Waits, mi ha cambiata. E capire quanto può essere importante la musica nei rapporti con le persone. Le poesie di Bukowski. E reincontrare quel mezzo uomo che è stato una bomba emotiva mi ha spalancato il cuore come forse mai era successo prima. E come poi è successo, in modo diverso, quando la V. si è ammazzata. E quando lui, il giorno dopo, mi ha mollata. E perdere la tramontana, allontanare tutto in fretta, troppo in fretta forse, per non rimanerci sotto.
Scoprire l'Intuito (ok, ho rotto con 'sta storia, ma è vero), che la Verità la sappiamo ancora prima che si manifesti, se ne abbiamo il coraggio.
E per concludere, pure il casino su style è servito! Altrimenti chissà quando li avrei riletti, tutti i vecchi post.

PS: notate il tag "questo post serve principalmente a me". Ecco.

venerdì 2 settembre 2011

... e adesso c'è il Levitico?

Su style.it c'è stata la Genesi, e dopo la Genesi è venuto l'Esodo... Sfratto, per gli amici.
Per fortuna ho trovato un parcheggio senza disco orario. Allora ho deciso di parcheggiare il passato e non importare niente qua.

Io sono pronta per ripartire, e voi?
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