Per la prima volta nella mia breve vita sto facendo i conti con la disoccupazione: sono in balia del non-evento. Breve vita, dico, ma solo perché qua sono la mascotte: a volte mi sento una ragazzina, a volte ho la sensazione di aver già perso il treno; in fondo del tempo non me ne frega niente.
Ammetto che parlare di disoccupazione è calcare la mano: recupero un goccetto di pudore, e confesso che sono disoccupata da soli tre giorni, e che un nuovo lavoro non l'ho nemmeno cercato. Il mio tempo in università però è scaduto: fare il dottorato significherebbe seppellirmi viva. Sono allo sbando: non so cosa cercare, non voglio accontentarmi, sono choosy.
Ammetto che parlare di disoccupazione è calcare la mano: recupero un goccetto di pudore, e confesso che sono disoccupata da soli tre giorni, e che un nuovo lavoro non l'ho nemmeno cercato. Il mio tempo in università però è scaduto: fare il dottorato significherebbe seppellirmi viva. Sono allo sbando: non so cosa cercare, non voglio accontentarmi, sono choosy.
Penso che lo smarrimento che sento sia, in un certo senso, simile a quello che molti hanno sentito al momento di scegliere quale università frequentare. Per me quella decisione fu facile, continuava lungo il solco tracciato dal mio sogno di bambina: progettare le case. Ah, com'è diversa la realtà delle cose, adesso che ho i titoli per entrare in quel mondo mitico! Progettare le case non è per niente poetico. Discutere con gli impresari; rinunciare alla bellezza in nome delle esigenze speculative degli unici clienti (squali) che in questo periodo possono permettersi di costruire; prendere atto che la maggior parte dei colleghi che si sono laureati con me stanno lavorando gratuitamente, "nella speranza che poi, un giorno..." ; fare i conti con una preparazione lacunosa, ma soprattutto con lo scarsissimo interesse ad approfondirla.
Perché il punto è questo: se un lavoro lo ami, lo fai. Per il semplice fatto che la mattina ti svegli con la voglia di farlo e le ore passano fino a sera. Ti dà a malapena da vivere e non ti lascia tempo libero, magari, ma questi fastidi sono trascurabili, tutto sommato. A 26 anni, se "non hai figli e mutui" (cit.), sono fastidi trascurabili, e tu devi fare quello che desideri. Lo puoi e lo devi fare, il resto sono balle.
Io questo lavoro non lo amo. L'ho potuto fare perché sono stata fortunata e l'ho fatto perché bisogna sempre rendere onore alla propria fortuna. Ora la mia fortuna sono questo vuoto di tempo e questa stasi, che nonostante tutto mi lasciano traboccante di fiducia nella vita.
Voglio esplorare posti e interessi. L'unico dovere che sento è quello di scoprire la mia vocazione e onorarla. Traduco il curriculum e, per la prima volta nella mia breve vita, mi interesso di geografia non per il viaggetto di una settimana. Innamorarsi di un progetto può fare la differenza.
Perché il punto è questo: se un lavoro lo ami, lo fai. Per il semplice fatto che la mattina ti svegli con la voglia di farlo e le ore passano fino a sera. Ti dà a malapena da vivere e non ti lascia tempo libero, magari, ma questi fastidi sono trascurabili, tutto sommato. A 26 anni, se "non hai figli e mutui" (cit.), sono fastidi trascurabili, e tu devi fare quello che desideri. Lo puoi e lo devi fare, il resto sono balle.
Io questo lavoro non lo amo. L'ho potuto fare perché sono stata fortunata e l'ho fatto perché bisogna sempre rendere onore alla propria fortuna. Ora la mia fortuna sono questo vuoto di tempo e questa stasi, che nonostante tutto mi lasciano traboccante di fiducia nella vita.
Voglio esplorare posti e interessi. L'unico dovere che sento è quello di scoprire la mia vocazione e onorarla. Traduco il curriculum e, per la prima volta nella mia breve vita, mi interesso di geografia non per il viaggetto di una settimana. Innamorarsi di un progetto può fare la differenza.