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giovedì 28 marzo 2013

Via, via.


Per la prima volta nella mia breve vita sto facendo i conti con la disoccupazione: sono in balia del non-evento. Breve vita, dico, ma solo perché qua sono la mascotte: a volte mi sento una ragazzina, a volte ho la sensazione di aver già perso il treno; in fondo del tempo non me ne frega niente.
Ammetto che parlare di disoccupazione è calcare la mano: recupero un goccetto di pudore, e confesso che sono disoccupata da soli tre giorni, e che un nuovo lavoro non l'ho nemmeno cercato. Il mio tempo in università però è scaduto: fare il dottorato significherebbe seppellirmi viva. Sono allo sbando: non so cosa cercare, non voglio accontentarmi, sono choosy
Penso che lo smarrimento che sento sia, in un certo senso, simile a quello che molti hanno sentito al momento di scegliere quale università frequentare. Per me quella decisione fu facile, continuava lungo il solco tracciato dal mio sogno di bambina: progettare le case. Ah, com'è diversa la realtà delle cose, adesso che ho i titoli per entrare in quel mondo mitico! Progettare le case non è per niente poetico. Discutere con gli impresari; rinunciare alla bellezza in nome delle esigenze speculative degli unici clienti (squali) che in questo periodo possono permettersi di costruire; prendere atto che la maggior parte dei colleghi che si sono laureati con me stanno lavorando gratuitamente, "nella speranza che poi, un giorno..." ; fare i conti con una preparazione lacunosa, ma soprattutto con lo scarsissimo interesse ad approfondirla.
Perché il punto è questo: se un lavoro lo ami, lo fai. Per il semplice fatto che la mattina ti svegli con la voglia di farlo e le ore passano fino a sera. Ti dà a malapena da vivere e non ti lascia tempo libero, magari, ma questi fastidi sono trascurabili, tutto sommato. A 26 anni, se "non hai figli e mutui" (cit.), sono fastidi trascurabili, e tu devi fare quello che desideri. Lo puoi e lo devi fare, il resto sono balle.
Io questo lavoro non lo amo. L'ho potuto fare perché sono stata fortunata e l'ho fatto perché bisogna sempre rendere onore alla propria fortuna. Ora la mia fortuna sono questo vuoto di tempo e questa stasi, che nonostante tutto mi lasciano traboccante di fiducia nella vita.
Voglio esplorare posti e interessi. L'unico dovere che sento è quello di scoprire la mia vocazione e onorarla. Traduco il curriculum e, per la prima volta nella mia breve vita, mi interesso di geografia non per il viaggetto di una settimana. Innamorarsi di un progetto può fare la differenza.

giovedì 17 gennaio 2013

Quattro sprazzi di lucidità

  1. Bob Marley che cantava "I wanna love you and (soprattutto) treat you right" è decisamente passato di moda. Nel caso in cui uno non ci pensi nemmeno ad amarti e trattarti bene, manco si accontenta più di usarti un'elegante indifferenza: sarà che non dà grandi soddisfazioni. Inspiegabile sottile cattiveria, invece, va alla grande. E mentre mi lecco 'sto graffio che m'ha fatto (sarà che, come sempre, sono troppo fragile), prendo atto.
  2. Roll the dice. Nel piccolo universo delle mie faccende sentimentali, sono una degna discepola del vecchio Charles: non esistono orgoglio e ruoli stantii, per me; io vado, e vado fino in fondo. Ed ha ragione lui: il regalo è l'isolamento che ottieni quando sei arrivato in fondo, sfidando il rifiuto che infatti arriva implacabile. E ha ragione pure quando dice che poi, alla fine di tutto, quando te la sei giocata, c'è la risata perfetta. Perché, forse, l'hai perso: forse ti sei liberata in tempo di quello che sarebbe stato solo il prossimo disastro.
  3. Lo stordimento che deriva da un paio di amari trangugiati dopo il panino della pausa pranzo è un buon palliativo contro una giornata di merda. Vedere e comprare i biglietti per il concerto di Mannarino nel giro di venti minuti, invece, non è un palliativo, ma un vigoroso calcio in culo alla giornata di merda.
  4. Flashback di un anno fa. La saggia Samantha diceva che una donna disperata crederebbe a tutto. Potrei aggiungere, guardando finalmente con un certo distacco questo episodio che mi capitò, che una donna disperata può addirittura arrivare a illudersi che vorreste dirle il contrario di quello che le state dicendo. Per cui andate a farvi fottere in religioso silenzio.

domenica 18 novembre 2012

There's a light somewhere

L'universo mi ama, e mi conosce. Per questo non può darmi quello che penso di volere.

I desideri non corrispondono alla vera, profonda, volontà. La realizzazione dei desideri raramente coincide col raggiungimento della felicità e della realizzazione.

martedì 30 ottobre 2012

Antidoto #1

Mi sono appena iscritta alla newsletter di Susan Piver.
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