Non permetto a nessuno di proteggermi, ma lascio a chiunque la libertà di ferirmi. Solo io, quindi, posso proteggere me stessa, ed ho il dovere di farlo.
Al momento mi proteggo nascondendomi, e questo momento dura da
maggio. Prima la tesi, poi le menate, poi il lavoro, ora l'esame di stato e i mille bellissimi libri da leggere che si accumulano sul comodino: ogni scusa è buona per evitare la vita vera. Non posso condannarmi per questo, anche se lo faccio. Ma non devo. Devo rispettare i miei limiti ed essere paziente con me stessa. Anche se questo stile di vita mi rende infelice e somiglia pericolosamente a quello eremitico dei primi anni di università.
Ma per adesso la cosa migliore che riesco a fare è prendere atto di questo, non cambiare la situazione.
Gli unici giorni (oserei dire "pienamente") vissuti nel mondo e nella società sono stati la settimana di fine settembre, al Sud, con la Michi. Una parentesi di vita e vitalità che adesso mi fa sentire fame e nostalgia.