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venerdì 11 maggio 2012

Aperiti-post, un post prima di pranzo


Mi son cancellata da facebook. Per un po'. Ho da fare e troppe cose per la testa, devo razionalizzare e concentrarmi ancora di più. Chissà che poi sta cosa non faccia bene pure in generale, nella vita vera.

Che pezzo, questo. ♥

martedì 7 febbraio 2012

da "Non si muore tutte le mattine" del buon Vinicio

Forse è tutto questo. Avere più cura della luce. Non abbandonarsi alla notte. E non dico alla notte, non quella vera, dico al sonno. 
Bisognerebbe riuscire a starci svegli, puliti, in mezzo alla vita. Che non ti prenda più il sonno, il marcio del letto, che è lì che fanno le cimici, che poi si finisce a chiocciare come i vecchi, con qualcosa tra le mani. 
Tutto tace e il mondo non ti trova, la vita non ti trova. L’ossessione si prende tutto. E niente è più vasto del bicchiere d’acqua in cui ti sei annegato. 
Dunque se arrivi a imparare che un’anima ti può rendere l’anima, bisognerà ricordarselo, perché non serve avere trovato. Bisogna ricordarsi di avere trovato. 
Perchè tutto può sparire attorno a noi. La casa, le strade, due occhi di biglie in un vestito a ciliegie, quello che eri fino adesso. 
La notte ti prende e il mondo non basta più. Addio poesia, epica, amore per le scarpe, per i vestiti che iniziano a stare in piedi da soli, e sono proprio i tuoi vestiti. Tutto andato, e qualcuno ti viene a chiedere, ‘Ma che è successo, che è successo?’ E tu dici ‘Non lo so. Non lo so’. 
Perduto! Lost! Chi è perduto? 
Anche se sei nato già incapace di difenderti, schifosamente obbediente, così teso all’impiastro, non bisognerebbe essere troppo crudeli con sé stessi. Non darsi mai un sogno di quiete, né oggi, né domani. Non bisognerebbe, come se tutto fosse da arraffare, se tutto fosse sempre bottino. 
Non bisognerebbe, o forse è l’unico modo. Amare sempre, nella colica. Vedere luci e abbagli e vederli scomparire subito, o stare a impazzire tra le camere, tra i rumori dei tubi degli altri. 
Svuotarsi agli estranei, e non conservarsi niente.
Perché non si muore tutte le mattine. 
Buttarsi sempre, non seguire la voce. Stordirsi. Curarsi di quello che non c’entra, affardellarsi il groppone, divorarsi, affezionarsi ai mali. Non impadronirsi di niente. Diventare meno ubbidienti e meno vigliacchi, perdere la poesia e le mutande, perdere ogni cosa di dosso, non conservare niente, e farsi attaccare tutto. Curarsi invece l’anima, metterne un po’ dentro, un po' da parte. Come se non si dovesse morire per forza stanotte, come se ce ne fosse anche per domani, e dopodomani, perché è vero, si muore tutte le mattine, e un poco di più ogni volta e anche per tutte le altre volte.

domenica 5 febbraio 2012

L'Arte dell'Incontro

Stavo annegando in un mare d'amore triste con il buon Tom, Luigi Tenco, Piero Ciampi, Nick Cave e Capossela. Potenzialmente letale. Ma ogni tanto si aprono delle strade alternative, se ci si guarda intorno. E in una di queste strade alternative ho scovato l'inizio di questo racconto di Capossela.
La prima cosa e' la coscienza dello spazio, sapere che lontano, da un'altra parte, altrove sta accadendo qualcosa, anzi fuori le mura tutto sta accadendo, però occorre sapere dove. E la seconda è il tempo, in quel posto bisogna poter arrivare in tempo perchè quella cosa accada a noi e non immaginare soltanto che accada. Se lo spazio è poi ampio e distante è necessario differire il tempo dell'azione da quello del desiderio, perchè partire quando desidereremmo già esser lì è una vana corsa verso una sala vuota. Possedere questa consapevolezza è una grande qualità che può contribuire a rendere la vita "arte dell'incontro". Le anime si incontrano per caso, per curiosità, per determinazione: in tutti i casi l'incontro ha sempre del miracolo. Nella coincidenza la componente "magica" è più evidente, ma decidere, partire e muoversi a tempo fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo è miracoloso, come la costruzione di tutte le cose immaginate.
No, voglio dire: ci rendiamo conto della portata di questa cosa?! Io ci sto perdendo la testa da due giorni. Voi ce l'avete quella consapevolezza lì? Io me la sto costruendo, mentre imparo la temperanza.
E sono giunta alla conclusione che spazio e tempo hanno la proprietà commutativa, come i termini dell'addizione e i fattori della moltiplicazione. La divisione e la sottrazione invece no. Ah, che robe.
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