Sto imparando ad usare meglio la comunicazione tramite internet.
Riversavo nel virtuale i pensieri che avevo paura di investire nella vita vera. Usavo facebook per dire le cose che non osavo dire a voce, e mi illudevo che postare una canzone potesse compensare, sostituire. Ma non funziona, è solo un modo facile e indolore per liberarsi di un peso, di un'urgenza comunicativa difficile da soddisfare. Timidezza, paura, pudore. E si perde l'occasione di parlare e comunicare veramente, si moltiplica il rischio di essere fraintesi.
Ora riduco all'osso, posto solo quello che vale la pena postare, sfogo solo le urgenze che non si lasciano proprio sedare. Rimangono cose che vorrei dire e non dico, ma non è il momento. Non è il momento, eppure è il momento. Se quelle cose sono le cose che sembrano, il momento potrà essere ogni momento. Altrimenti, avrò fatto bene a tacerle.
“Egli avrebbe preferito continuare l’attesa, rimanere assolutamente immobile, quasi a provocare il destino affinché si scatenasse davvero.”
da Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati