martedì 20 giugno 2017

Brezsnyate, ovvero 'robe da Brezsny'

"It's time to find your real life hidden inside the
pretend one, to expedite the evolution of the authentic self that's germinating in the darkness."

Rob, vecchio amico mio

mercoledì 1 febbraio 2017

Sorpresa

A quanto pare il mio valore non viene riconosciuto. Sorpresa.
Forse è semplicemente questo il segnale che mi aspettavo.
Via, via?

venerdì 23 dicembre 2016

Un desiderio



Questa è una preghiera per il 2017. Che porti chiarezza. Che mi faccia capire qual è la direzione giusta, dove indirizzare le mie energie e i miei desideri. Perché al momento non so cosa desiderare.
Sono una barca senza timone. Ho bisogno di qualcosa a cui guardare - dei principi forti, un destino, qualcosa. Un desiderio, una certezza. Sto cercando qualcosa a cui aggrapparmi per poter scegliere una direzione.

sabato 17 dicembre 2016

Anteprima del post di fine anno

Io credo di non aver mai vissuto un anno più stupefacente di questo 2016. Tutto quello che è successo, e si parla principalmente di lavoro, sembrava lontano anni luce alla fine del 2015.
E' stato principalmente un anno di viaggi, di grande stress e crescita lavorativa. Ed è stato l'anno di casa insieme, l’anno del costruire. Un trentesimo anno degno, che ricorderò.
Ed è stato un anno in cui sono state più le bozze dei post, molte più. Perché nonostante tutto questo cambiare, ciò che aleggiava continua ad aleggiare. Perché la prima bozza che (non) parla di questo risale a gennaio, e da allora le cose non si sono semplificate o dissolte.

lunedì 15 agosto 2016

Cose che mai avrei pensato



Scrivo dall'hotel a Brooklyn. Dieci giorni che sono a NY, dieci giorni che mangio a caso e che lavoro come una pazza, in un'atmosfera surreale di stress e malessere diffuso. Che nonostante tutto stia andando bene, nonostante mi stia facendo un mazzo incredibile, mi si fa notare che ho sbagliato in questa e in quell'altra cosa.
Martedì si parte per la vera, mitica città americana, quella dei miei sogni. E mi dispiace andarci con questo spirito amaro.

E poi, la bestemmia, il paradosso: sabato si torna a casa, finalmente.

giovedì 28 luglio 2016

Ne vale la pena?

Potrebbe essere un post di quelli che sono passati di moda, di quelli che dicono "faccio un lavoro fighissimo, ma sono molto stressato, quasi quasi mi licenzio e trovo la felicità vendendo alberi stampati in 3d in vasi di vetro soffiato".
Potrebbe essere un post di quelli che scrive la gente con i piedi per terra, di quelli che dicono "adesso mi faccio dare un aumento e li spremo fino all'osso come loro spremono me".
Potrebbe essere un post di disillusione, o di rabbia. Potrebbe anche parlare di maschilismo, di mansplaining, di incompetenza e di visioni differenti di come debbano essere affrontati i problemi complessi. Potrebbe parlare di come provino a farti sentire sbagliata, e di come io abbia già subito questo giochetto, perché sono una che si mette in discussione e quindi contemplo l'ipotesi di essere sbagliata. Ma poi, no. Io lo so, adesso, che non sono sbagliata. Non mi fregano più.
E allora mi domando se ne valga la pena, se non sia giunta l'ora di farsi delle domande, tipo "cosa è davvero importante?" "a cosa sono disposta a rinunciare?" "su quali valori devo basare le mie scelte di vita?".
In fondo, se valesse la pena me lo domandavo anche all'inizio.

lunedì 9 novembre 2015

In treno

Che pace i miei viaggi in treno, soprattutto quando anche sui regionali ci sono le prese per attaccare il telefono e usare spotify senza rimanere a secco di batteria.

Ieri ho riletto il blog vecchissimo - quello che stava su style, cose di quattro, cinque anni fa. Non mi so spiegare questa esigenza retrospettiva che mi prende quando torno a casa, è come se sentissi un bisogno inconscio di mettere a posto o ricordare qualcosa.
Ieri per esempio mi sono stupita della connotazione magica che avevano avuto alcuni fatti di allora. Coincidenze forse, ma che ai tempi mi hanno aperto mondi, spinto a fare il primo tatuaggio e a prendere certe decisioni di vita.
E poi ho trovato un post che parlava di periodi astrologicamente interessanti: sto forse incubando la prossima rivoluzione personale? Nel 2017 avrò Nettuno congiunto a Giove e Saturno ad Urano.

domenica 18 ottobre 2015

La chiamo vita

Mi guardo indietro con una frequenza sospetta. Penso a cose passate, rileggo vecchi post, spolvero agende di anni fa. Tenere traccia dei propri pensieri è importante. Ritrovo cose che fanno risuonare corde altrimenti dimenticate, per ricordarmi che tutte le cose vissute mi hanno aperto spiragli di consapevolezza importanti. Tutte.
Ritrovo anche commenti che dicevano "Fra qualche anno rileggerai questi post, e quello che ora chiami 'schifo' lo chiamerai 'vita'."

lunedì 10 agosto 2015

Ritrovarmi

Oggi sulla scrivania di una collega ho visto una bella agendona, rossa, che mi ha incuriosita. Le ho chiesto cosa fosse e lei mi ha detto che è questo: praticamente un mix fra un self-help book, un diario e una to-do-list.
Lì per lì mi ha affascinata, poi ho pensato che per anni me la sono cavata con quadernetti molto più semplici - e poi con il blog. 

Diffidando da quelle cose complicate, ma sempre curiosa, ho esplorato un po' il web, e mi sono imbattuta in questo, e quindi in questo. Crearsi una Desire Map, per sentirti come vuoi sentirti - perché questo è l'unico e il solo obiettivo da perseguire.

Era proprio ora di ricominciare a scrivere. 
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Cerco fra i tag e ritrovo i miei totem, dimenticati. Che meraviglia.

sabato 8 agosto 2015

Polvere e cose mai del tutto dimenticate.


Sabato ero a casa, ho riletto cose scritte qualche anno fa e mi è salita la nostalgia di quella che ero. E' come se una parte di me fosse muta, ora.
Sono sopraffatta dalla vita concreta e non penso più come pensavo una volta. So che non è così, ma pare che insieme a certe inquietudini se ne siano andati anche un pezzo di cuore e uno di cervello, che ora mi mancano. Mi manca l'appagamento che provavo quando mi ascoltavo e sentivo qualcosa che mi emozionava. 

Ho troppe voci intorno, e spazi troppo stretti.

giovedì 17 aprile 2014

Criticamente

Secoli che non scrivo. Tanto che non sapete se sono morta o viva. Sono viva. Lavoro tanto che alla fine della giornata voglio solo andare a casa e rannicchiarmi a letto con lui.
Pensavo che avrei spremuto di più questa città, ma questa città è parecchio costosa e io per adesso non arrivo alla fine del mese. È difficile a volte, perché non ho dello spazio mio e nemmeno molto tempo da dedicare alle cose che mi piacciono, ma andrà meglio in futuro. È strano che io stia scegliendo un lavoro di questo tipo; è esattamente il contrario di quello che avevo sempre pensato di voler fare. Probabilmente il fatto di essere con lui influisce positivamente. Allo stesso tempo influisce negativamente, nel senso che questo un pò limita la mia ricerca di indipendenza, creandomi una comfort zone che fatico a lasciare.
È un post critico, questo, che vorrei fosse un pò diverso, più felice e leggero... E invece è così.

lunedì 10 febbraio 2014

Primo post milanese dopo il primo giorno di lavoro

Dopo una settimana passata a salire e scendere dai treni, stamattina mi sono svegliata a Milano e sono andata al lavoro. Entrata in ufficio poco prima delle 9.30, uscita poco prima delle 20.00. Lavorato ad un progetto importante ed interessante.
Ho appena finito di mangiare e lavare i piatti, il mio moroso sta registrando un gruppo di metallari nell'altra stanza e io sono schiantata a letto. "Benvenuta a Milano" mi ha detto mentre mangiavamo lonza ed insalata al volo, "sono contento". Ed ho pensato che sarà difficile e bellissimo, come pensavo.

martedì 4 febbraio 2014

Trapped in Tedeschia

Era tutto troppo perfetto ed io aspettavo rassegnata e consapevole la mia fisiologica dose di sfiga.
E infatti... Treno cancellato, partenza posticipata a domani.
Speriamo che le brutte sorprese siano tutte qui!

mercoledì 29 gennaio 2014

Di già!

Non sono ancora passate quattro settimane da quando ho scritto l'ultimo post, e tutti i miei desideri si stanno già avverando.
Ho fatto un colloquio, sono stata selezionata: sto lasciando il tirocinio e la Tedeschia per trasferirmi a Milano. A Milano vivrò col mio moroso ed avrò un lavoro figo a due passi da casa, a due passi dal centro. Un lavoro figo. Ma figo-figo. Non molto pagato per ora, ma figo. E abitare con lui - oddio*! Un cacchio di lavoro, in Italia, adesso. A Milano.
Ma sul serio?
Minchia. Grazie Giove, grazie Plutone!
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* sopprimere le menate sul nascere, please

venerdì 3 gennaio 2014

Il rituale riepilogo

Puntate precedenti: 2012, 2011.
Visto che porta bene, faccio il bilancio pure del 2013.

Quando ho capito che la carriera accademica non fa per me ho ben pensato che il Nulla che si stava presentando fosse il momento giusto per buttarmi nella corrente dei cervelli in fuga. Dopo aver bramato viaggi ed esperienze che per povertà e pigrizia non mi ero mai decisa a concretizzare, mi sono decisa a fare un passo in quella direzione. Diversi passi, in realtà, e in diverse direzioni. Sogni di baraonda californiana, sogni di BRICS in Sudafrica (il più scarso dei paesi BRICS, fra l'altro, temo), sogni (concretizzati) di ong in Tedeschia.
Nel bel mezzo di tutto quel marasma, in una notte milanese nata per caso, ecco la serendipità. Fiaba metropolitana dove il principe azzurro, con le scarpe rotte ed una birra Menabrea, ti fa da scorta cantante mentre fai la pipì sulla rampa di un garage alle quattro del mattino. Il resto è storia.
Il 2013 è stato l'anno della disoccupazione, dell'amore coronato, delle mille possibilità, della partenza e dell'imparare a cavarsela da sola e con pochi soldi. Ci sono stati grossi cambiamenti anche per buona parte delle persone che mi stanno intorno: nuove case, nuovi morosi, nuovi pargoli in arrivo e pure qualche casino bello grosso. Certe cose invece non cambiano mai.

Con queste premesse, il curriculum aggiornato, un contratto che scade a marzo e Plutone in sestile a Giove e a Mercurio, il 2014 mi porterà sicuramente un lavoro nuovo ed una nuova casa in una nuova città. Di più non ci è dato sapere, ma va bene anche così. E avanti.

Buon 2014, gente!

venerdì 29 novembre 2013

Cose da dire



Ho passato tre giorni con il mio moroso meraviglioso che è venuto a trovarmi per il mio compleanno. Due mesi senza vedersi non hanno intaccato il rapporto, anzi. C’è una consapevolezza nuova ora, quella di avere finalmente la forza e la fiducia che ci servono per superare questa prova. 
Ieri sera cocktails con i colleghi: ho ricevuto un bellissimo biglietto d'auguri, una candela al mandarino e un ferro di cavallo di cioccolata. Sono felice. Posso dire di essermi guadagnata almeno un paio di nuove amicizie. E che l'altro lato della medaglia per quanto riguarda i contratti che scadono ogni sei mesi, quello positivo, è che mentre si è qua si incontrano un sacco di persone diverse.
Io comunque già inizio a pensare al dopo, a cosa farò quando il mio stage sarà finito. Non mi interessa lavorare qui più a lungo, e credo anche che non ci sia spazio per me qua dentro. Vorrei tornare in Italia, possibilmente a Milano, con un lavoro decente, oppure avventurarmi in un qualche altro paese. Inizio a guardarmi intorno, di nuovo.

venerdì 22 novembre 2013

Germania - Italia: 0-4

Ci raccontano che in Germania si sta meglio, che è lo stato più avanti d'Europa. È anche quello più bombo di anidride carbonica, ma questo a molti sfugge. Le città qua saranno pur piene di biciclette, ma non è che di macchine ce ne siano poche. Sorvoliamo poi sulle centrali elettriche a carbone.
Ci raccontano che qua si guadagna di più. Mah. Sì, probabilmente è vero. Ma il guaio è quando il lavoro lo perdi: perché pure qua i contratti scadono eh, e spesso sei mesi dopo che li si è firmati. Il guaio è che quando scade il contratto ti scade anche l'assicurazione sanitaria. Perché qua la sanità la si paga, più o meno come in America.
Quando vai in un municipio tedesco a registrare il domicilio ti chiedono di che religione sei. Checcazzotenefregaate sarebbe una risposta adeguata, ma se invece gli rispondi che sei cattolica (perché porca vacca, pure se in realtà in chiesa ci vai solo a natale per fare gli auguri alla gente del paese, il retaggio morale-culturale del cattolicesimo sotto sotto non ti molla), sappi che ti toccherà pagare una tassa. Non te lo chiedono per fare statistica, ma per tirare su soldi - con la religione.
E allora che non vengano a raccontarmi puttanate, che qua è la terra promessa e in Italia siamo dei pezzenti. Che non hanno manco il bidet.

lunedì 4 novembre 2013

Un post fico, modestamente

Allora. Rileggo gli ultimi post e penso: aiuto. Un lamento, un tormento. Non va mica tutto male, eh. In questo post, quindi, parlerò delle cose che vanno bene.

Al lavoro è una figata: sono circondata da gente che viene da tutto il mondo, che mangia cose stranissime e che parla l'inglese molto meglio di me. Morale della favola: è un’occasione unica per imparare un sacco di cose che, se fossi rimasta al paesello, mai nella vita.
La mia stanzetta inizio ormai a sentirla mia davvero. Non mi sveglio più di soprassalto pensando "questa-non-è-la-mia-stanza-dove-cazzo-sono?" (*) e penso che quasi quasi potrei essere dispiaciuta quando sarà il momento di lasciarla. A parte per l’invasione di moscerini malefici. E anche questo mi insegna una cosa importante, tipo: mai lasciare le banane fuori dal sacchetto.
La vita sociale non è al top, ma c'è. Riconosco i miei limiti: faccio un goccetto di fatica a parlare con gente di madrelingua inglese che spara dodici parole al secondo... ma tra fatiche e stupide (stupide un corno) domande di chiarimento, ce la sto facendo. E sto imparando un sacco di cose.
Da giovedì sera ho internet, una vera connessione internet. Illimitata. Grazie al mio coinquilino che ha accettato di condividerla con me. Finalmente non devo più razionare le chiamate su Skype: la soglia di 15 minuti al giorno era  un po' scarsina.
Con O. non ho più litigato, manco discusso. La tecnica del parlare chiaro (e a lungo, v. paragrafo precedente) pare funzionare. E fra tre settimane sarà qua per qualche giorno, per il mio compleanno. E io già penso a dove portarlo e a come rubargli qualcosa da tenere qua, in modo che un po’ mi odi, ma non troppo.
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(*)  Stanotte comunque ho sognato di essere in un film, ambientato a casa mia con i miei genitori. La cosa particolare è che io ero l’unica fra gli attori a sentire la colonna sonora. Pregio mica da poco: alle prime tre note di “Jockey full of bourbon” (Tom, ti amo, per sempre, anche in sogno) sono balzata in piedi e con fare da super-eroe ho detto ai miei “Ok, andate a nascondervi in camera da letto, che qua sta per succedere un guaio”. Li ho accompagnati là e infatti, tempo tre secondi, alla finestra si sono affacciati due ladri improbabili: uno di loro era l’attore che in Pirati dei Caraibi faceva il pirata pirla, alto e magro, con le carie ai denti. Alla loro vista io, con fare sempre più temerario, ho detto “Ok genitori, adesso vi salvo io!”. Il sogno si è concluso con me che balzavo contro ai briganti. Del dopo non è dato sapere.

martedì 29 ottobre 2013

Ottobre



La lontananza è difficile, dannatamente difficile. Ci sono stati momenti di altissima tensione: si rischiava di non uscirne vivi, entrambi tenacemente aggrappati al proprio orgoglio. Io gli rimprovero una certa pigrizia espressiva ed intuitiva. È uomo, ok. Cosa mi posso aspettare da un uomo? Che capisca un silenzio? Che abbia voglia di parlare, di discutere? Lui mi rimprovera una scena da pazza (un’altra) che ho avuto. Cosa si aspetta, che se mi ride in faccia mentre mi sto innervosendo mi trasformi in un Buddha sorridente? Che sia in un perfetto stato di equilibrio mentale, dopo aver cambiato completamente vita, lontana da tutte le persone cui voglio bene?
Recriminare è inutile. Ho deciso di essere più esplicita e meno astratta quando gli parlo, nella speranza di rendere le cose un po’ più facili. Che mio papà non parla mai d’amore, ma parla spesso di “venirsi incontro”, e ho l’impressione che alla fine “venirsi incontro” non sia altro che la più semplice e profonda dimostrazione d’amore, di volere costruire qualcosa insieme. E quindi gli andrò incontro, facendo del mio meglio per farmi capire, per evitare incomprensioni e pensieri fumosi. Chissà che alla fine non faccia bene anche a me stessa.
Esplorando Cristina Donà sono incappata nella canzone perfetta, fra l'altro.
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