martedì 29 ottobre 2013

Ottobre



La lontananza è difficile, dannatamente difficile. Ci sono stati momenti di altissima tensione: si rischiava di non uscirne vivi, entrambi tenacemente aggrappati al proprio orgoglio. Io gli rimprovero una certa pigrizia espressiva ed intuitiva. È uomo, ok. Cosa mi posso aspettare da un uomo? Che capisca un silenzio? Che abbia voglia di parlare, di discutere? Lui mi rimprovera una scena da pazza (un’altra) che ho avuto. Cosa si aspetta, che se mi ride in faccia mentre mi sto innervosendo mi trasformi in un Buddha sorridente? Che sia in un perfetto stato di equilibrio mentale, dopo aver cambiato completamente vita, lontana da tutte le persone cui voglio bene?
Recriminare è inutile. Ho deciso di essere più esplicita e meno astratta quando gli parlo, nella speranza di rendere le cose un po’ più facili. Che mio papà non parla mai d’amore, ma parla spesso di “venirsi incontro”, e ho l’impressione che alla fine “venirsi incontro” non sia altro che la più semplice e profonda dimostrazione d’amore, di volere costruire qualcosa insieme. E quindi gli andrò incontro, facendo del mio meglio per farmi capire, per evitare incomprensioni e pensieri fumosi. Chissà che alla fine non faccia bene anche a me stessa.
Esplorando Cristina Donà sono incappata nella canzone perfetta, fra l'altro.

4 commenti:

  1. ha proprio ragione il tuo babbo, perchè non c ene sono di più di uomini così!
    e lo so che è difficile, ma loro, gli uomini, a volte mi lasciano di sasso...
    come fanno a no capire?
    ma sono così, ci vuole pazienza... (...)

    baci baci
    sere

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    1. mica per niente il mio babbo ha 71 anni compiuti, eheheh :)
      ci vuole pazienza, sì - ma da entrambe le parti. e alla fine bisogna fare un bilancio di quello che va e quello che non va. io ho iniziato a tenere il conto delle varie cose... siamo una coppia giovane, ci conosciamo da poco più di sei mesi... stare insieme deve essere una gioia, in questa fase, non una fatica. e questo prescindere dall'amore che si prova.

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  2. non sono d'accordo. non ci vuole pazienza. ci vuole giusta comunicazione. rispettare i silenzi dell'altro e far comprendere i propri. comprenderli dentro, e non lasciare che tutti i bisogni di un trasferimento ricadano su di lui.
    So quanto è straziante a volte l'essere lontani, in un altro paese. mille volte ho ringraziato di averlo fatto solo per me stessa, che se fosse stato per seguire un uomo, glie lo avrei fatto pagare, pur non accorgendomene, o non volendo.
    prova davvero to "vent out" with a counselor. altrimenti c'è troppo peso nella coppia.
    un abbraccio
    P

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    1. hai perfettamente ragione, il problema è la comunicazione - ma da un punto di vista pratico, per ora. non ci vediamo da più di un mese ed abbiamo avuto i minuti di conversazione razionati (causa i mille problemi di soldi, operatori telefonici e connessioni che un'italiana che si trasferisce in germania può avere - io li ho avuti tutti) fino a qualche giorno fa... quindi puoi capire quanto sia difficile adattare una storia tutto sommato giovane a questa nuova forma! Se poi aggiungiamo che lui non è esattamente un mostro nello scrivere (messaggi, di email non se ne parla), e che per me essere da sola e lontana dai miei, da lui e dai miei amici è un'esperienza del tutto nuova e destabilizzante, olé. mix esplosivo.
      spero che ora che ho una connessione normale e non devo più razionare i minuti su skype le cose vadano meglio: abbiamo risolto parte dei problemi pratici, ecco. spero sia stata colpa di quelli, ma se dei problemi rimarranno anche adesso saranno problemi sostanziali, non pratici, e allora sì che potrebbero essere guai :/

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