venerdì 28 dicembre 2012

Intrippata d'opera

Je veux vivre / dans ce rêve qui m'enivre / ce jour encore, / douce flamme / je te garde dans mon âme / comme un trésor!
Cette ivresse de jeunesse / ne dure, hêlas! qu'un jour! / puis vient l'heure / où l'on pleure. / le coeur cède à l'amour, / et le bonheur fuit sans retour!
Loin de l'hiver morose / laisse moi, laisse moi sommeiller / et respirer la rose, / avant de l'effeuiller. / ah! - ah! - ah! / douce flamme! / reste dans mon âme / comme un doux trésor / longtemps encore. / ah! - comme un trésor / longtemps encore.
Saltello fra quest'aria e la Turandot. Come se la giovane Giulietta e l'algida principessa non fossero i due poli più distanti dell'universo femminile. 

lunedì 24 dicembre 2012

Per le feste



La fame è la linea sottile che separa i desideri belli dalle aspettative pericolose.
Che aveva ragione quello là a dire "be hungry be foolish", ma l'eccesso può far male.
La formula magica è quella della Alanis: nonchalance e cinque alto. E andrà tutto bene.

Tanti auguri di buon Natale a tutti, cuori.

domenica 23 dicembre 2012

F.i.g.a.t.a

Una scrive un post che ne ha pieni i coglioni di vivere così e ha voglia di fare festa. E in meno di 24 ore il desiderio si avvera, con una serata di quelle serie, più che degna.
F.i.g.a.t.a

venerdì 21 dicembre 2012

Il solito post a cavallo fra l'anno vecchio e l'anno nuovo

L'ho fatto nel 2011, lo faccio anche nel 2012.

Il 2012 è stato l'anno dei traguardi, in cui ho stretto i denti per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissata.
La laurea, soprattutto, che mi ha portato un nuovo lavoro. Una figata di nuovo lavoro, alla faccia della disoccupazione e degli stage non retribuiti. Con un capo che mi sta dando tanto anche a livello umano. Sono soddisfatta e piena di stimoli per provare a costruire il mio futuro.
Quest'anno dovrò decidere dove voglio andare, cosa voglio fare da grande. Perché, per figo che sia, il nuovo lavoro è nato per essere precario. Posso buttarmi in un dottorato, o in un master, e quindi prepararmi a queste nuove sfide. Perché lanciarsi in questo mondo significa iniziare una specie di scalata, che non so se sono disposta a fare (v. paragrafo successivo). Oppure posso lasciare perdere il mondo universitario, e provare ad entrare nel mondo sempre più chiuso dei professionisti, idea che però mi piace sempre meno.

Il 2012 è stato anche l'anno dei sacrifici. E della delusione.
La vita sociale si è assottigliata sempre più, fino a sparire. Delle frequenti serate festose del 2011 rimangono solo sbiaditissimi e rarissimi revival, decimati per colpa dei ritmi pressanti di studio. E uno non può vivere così, io non posso. Io ho bisogno di uscire, fare, vedere gente. Altrimenti impazzisco, m'intristisco e cado nel gorgo dei pensieri bui. Solo gli incontri e la vita possono tenermi in piedi. Devo trovare un equilibrio tra "la scalata" e tutto il resto. Non voglio scegliere tra una cosa e l'altra, perché sarei in ogni caso lacerata.
E poi c'è stata l'inaspettatissima batosta del Pupo mio bellissimo. Che se n'è parlato fin troppo, ma è davvero brutto essere abbandonati e delusi dalla persona per cui saresti consapevolmente, felicemente ed incredibilmente pronta ad investire tutto. Io credevo in un futuro, lui no. Per la prima volta ho dovuto accettare una fine che io non sentivo minimamente.

E poi c'è stato il viaggio di fine settembre al Sud. Mi ha schiaffeggiata, quel viaggio, mostrandomi che vivo in un microcosmo troppo piccolo e troppo chiuso. Ho bisogno di più scambi e contaminazioni. Ho bisogno di addestrarmi a questo. Sviluppo pensieri tristi, attaccamenti e frustrazioni solo perché, pur sapendo di vivere in un grande mondo pieno di possibilità, sono sacrificata in un angolo dove ne arrivano ben poche. E sento l'angoscia. E salto, scoordinata, per saltare il muro che mi separa dal resto. Ma finora è sempre un po' troppo alto, quel muro.
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