venerdì 3 gennaio 2014

Il rituale riepilogo

Puntate precedenti: 2012, 2011.
Visto che porta bene, faccio il bilancio pure del 2013.

Quando ho capito che la carriera accademica non fa per me ho ben pensato che il Nulla che si stava presentando fosse il momento giusto per buttarmi nella corrente dei cervelli in fuga. Dopo aver bramato viaggi ed esperienze che per povertà e pigrizia non mi ero mai decisa a concretizzare, mi sono decisa a fare un passo in quella direzione. Diversi passi, in realtà, e in diverse direzioni. Sogni di baraonda californiana, sogni di BRICS in Sudafrica (il più scarso dei paesi BRICS, fra l'altro, temo), sogni (concretizzati) di ong in Tedeschia.
Nel bel mezzo di tutto quel marasma, in una notte milanese nata per caso, ecco la serendipità. Fiaba metropolitana dove il principe azzurro, con le scarpe rotte ed una birra Menabrea, ti fa da scorta cantante mentre fai la pipì sulla rampa di un garage alle quattro del mattino. Il resto è storia.
Il 2013 è stato l'anno della disoccupazione, dell'amore coronato, delle mille possibilità, della partenza e dell'imparare a cavarsela da sola e con pochi soldi. Ci sono stati grossi cambiamenti anche per buona parte delle persone che mi stanno intorno: nuove case, nuovi morosi, nuovi pargoli in arrivo e pure qualche casino bello grosso. Certe cose invece non cambiano mai.

Con queste premesse, il curriculum aggiornato, un contratto che scade a marzo e Plutone in sestile a Giove e a Mercurio, il 2014 mi porterà sicuramente un lavoro nuovo ed una nuova casa in una nuova città. Di più non ci è dato sapere, ma va bene anche così. E avanti.

Buon 2014, gente!

venerdì 29 novembre 2013

Cose da dire



Ho passato tre giorni con il mio moroso meraviglioso che è venuto a trovarmi per il mio compleanno. Due mesi senza vedersi non hanno intaccato il rapporto, anzi. C’è una consapevolezza nuova ora, quella di avere finalmente la forza e la fiducia che ci servono per superare questa prova. 
Ieri sera cocktails con i colleghi: ho ricevuto un bellissimo biglietto d'auguri, una candela al mandarino e un ferro di cavallo di cioccolata. Sono felice. Posso dire di essermi guadagnata almeno un paio di nuove amicizie. E che l'altro lato della medaglia per quanto riguarda i contratti che scadono ogni sei mesi, quello positivo, è che mentre si è qua si incontrano un sacco di persone diverse.
Io comunque già inizio a pensare al dopo, a cosa farò quando il mio stage sarà finito. Non mi interessa lavorare qui più a lungo, e credo anche che non ci sia spazio per me qua dentro. Vorrei tornare in Italia, possibilmente a Milano, con un lavoro decente, oppure avventurarmi in un qualche altro paese. Inizio a guardarmi intorno, di nuovo.

venerdì 22 novembre 2013

Germania - Italia: 0-4

Ci raccontano che in Germania si sta meglio, che è lo stato più avanti d'Europa. È anche quello più bombo di anidride carbonica, ma questo a molti sfugge. Le città qua saranno pur piene di biciclette, ma non è che di macchine ce ne siano poche. Sorvoliamo poi sulle centrali elettriche a carbone.
Ci raccontano che qua si guadagna di più. Mah. Sì, probabilmente è vero. Ma il guaio è quando il lavoro lo perdi: perché pure qua i contratti scadono eh, e spesso sei mesi dopo che li si è firmati. Il guaio è che quando scade il contratto ti scade anche l'assicurazione sanitaria. Perché qua la sanità la si paga, più o meno come in America.
Quando vai in un municipio tedesco a registrare il domicilio ti chiedono di che religione sei. Checcazzotenefregaate sarebbe una risposta adeguata, ma se invece gli rispondi che sei cattolica (perché porca vacca, pure se in realtà in chiesa ci vai solo a natale per fare gli auguri alla gente del paese, il retaggio morale-culturale del cattolicesimo sotto sotto non ti molla), sappi che ti toccherà pagare una tassa. Non te lo chiedono per fare statistica, ma per tirare su soldi - con la religione.
E allora che non vengano a raccontarmi puttanate, che qua è la terra promessa e in Italia siamo dei pezzenti. Che non hanno manco il bidet.

lunedì 4 novembre 2013

Un post fico, modestamente

Allora. Rileggo gli ultimi post e penso: aiuto. Un lamento, un tormento. Non va mica tutto male, eh. In questo post, quindi, parlerò delle cose che vanno bene.

Al lavoro è una figata: sono circondata da gente che viene da tutto il mondo, che mangia cose stranissime e che parla l'inglese molto meglio di me. Morale della favola: è un’occasione unica per imparare un sacco di cose che, se fossi rimasta al paesello, mai nella vita.
La mia stanzetta inizio ormai a sentirla mia davvero. Non mi sveglio più di soprassalto pensando "questa-non-è-la-mia-stanza-dove-cazzo-sono?" (*) e penso che quasi quasi potrei essere dispiaciuta quando sarà il momento di lasciarla. A parte per l’invasione di moscerini malefici. E anche questo mi insegna una cosa importante, tipo: mai lasciare le banane fuori dal sacchetto.
La vita sociale non è al top, ma c'è. Riconosco i miei limiti: faccio un goccetto di fatica a parlare con gente di madrelingua inglese che spara dodici parole al secondo... ma tra fatiche e stupide (stupide un corno) domande di chiarimento, ce la sto facendo. E sto imparando un sacco di cose.
Da giovedì sera ho internet, una vera connessione internet. Illimitata. Grazie al mio coinquilino che ha accettato di condividerla con me. Finalmente non devo più razionare le chiamate su Skype: la soglia di 15 minuti al giorno era  un po' scarsina.
Con O. non ho più litigato, manco discusso. La tecnica del parlare chiaro (e a lungo, v. paragrafo precedente) pare funzionare. E fra tre settimane sarà qua per qualche giorno, per il mio compleanno. E io già penso a dove portarlo e a come rubargli qualcosa da tenere qua, in modo che un po’ mi odi, ma non troppo.
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(*)  Stanotte comunque ho sognato di essere in un film, ambientato a casa mia con i miei genitori. La cosa particolare è che io ero l’unica fra gli attori a sentire la colonna sonora. Pregio mica da poco: alle prime tre note di “Jockey full of bourbon” (Tom, ti amo, per sempre, anche in sogno) sono balzata in piedi e con fare da super-eroe ho detto ai miei “Ok, andate a nascondervi in camera da letto, che qua sta per succedere un guaio”. Li ho accompagnati là e infatti, tempo tre secondi, alla finestra si sono affacciati due ladri improbabili: uno di loro era l’attore che in Pirati dei Caraibi faceva il pirata pirla, alto e magro, con le carie ai denti. Alla loro vista io, con fare sempre più temerario, ho detto “Ok genitori, adesso vi salvo io!”. Il sogno si è concluso con me che balzavo contro ai briganti. Del dopo non è dato sapere.
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