Stavo annegando in un mare d'amore triste con il buon Tom, Luigi Tenco, Piero Ciampi, Nick Cave e Capossela. Potenzialmente letale. Ma ogni tanto si aprono delle strade alternative, se ci si guarda intorno. E in una di queste strade alternative ho scovato l'inizio di questo racconto di Capossela.
La prima cosa e' la coscienza dello spazio, sapere che lontano, da un'altra parte, altrove sta accadendo qualcosa, anzi fuori le mura tutto sta accadendo, però occorre sapere dove. E la seconda è il tempo, in quel posto bisogna poter arrivare in tempo perchè quella cosa accada a noi e non immaginare soltanto che accada. Se lo spazio è poi ampio e distante è necessario differire il tempo dell'azione da quello del desiderio, perchè partire quando desidereremmo già esser lì è una vana corsa verso una sala vuota. Possedere questa consapevolezza è una grande qualità che può contribuire a rendere la vita "arte dell'incontro". Le anime si incontrano per caso, per curiosità, per determinazione: in tutti i casi l'incontro ha sempre del miracolo. Nella coincidenza la componente "magica" è più evidente, ma decidere, partire e muoversi a tempo fino a trovarsi nel luogo dove la cosa sta accadendo è miracoloso, come la costruzione di tutte le cose immaginate.
No, voglio dire: ci rendiamo conto della portata di questa cosa?! Io ci sto perdendo la testa da due giorni. Voi ce l'avete quella consapevolezza lì? Io me la sto costruendo, mentre imparo la temperanza.
E sono giunta alla conclusione che spazio e tempo hanno la proprietà commutativa, come i termini dell'addizione e i fattori della moltiplicazione. La divisione e la sottrazione invece no. Ah, che robe.